Le favole di Esopo irridono quelle di Saviano

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Se dovessi consigliare ai giovanissimi qualche lettura che aiuti a capire la realtà, suggerirei loro di leggere le favole di Esopo. Che dietro le acquarellate schermaglie tra animali resi parlanti dalla fantasia del narratore greco, nascondono profondissimi significati applicabili, in ogni...

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Se dovessi consigliare ai giovanissimi qualche lettura che aiuti a capire la realtà, suggerirei loro di leggere le favole di Esopo. Che dietro le acquarellate schermaglie tra animali resi parlanti dalla fantasia del narratore greco, nascondono profondissimi significati applicabili, in ogni spazio e tempo, a tutti gli ambiti dell’umanità, non ultima la geopolitica. Il contesto storico, del resto, era quello di un mondo dove non c’erano previdenze sociali, pacifismi, riscaldamenti e raffreddamenti. E dove la qualità della propria vita era proporzionale a quanto si fosse in grado di produrre.
Attraverso il lupo e l’agnello scopriamo che se un paese vuole attaccare un altro, cercherà ogni pretesto per avvalorare la propria pretesa e che a quel punto l’unica speranza dell’agnello non è di combattere dialetticamente il pretesto ma quello di farsi a sua volta lupo.
Con il “leone, l’asino e la volpe”, viene suffragata l’inutilità di ogni diritto internazionale, laddove vi fosse un leone in grado di appropriarsi del bottino equamente ripartito.
L’Europa, che non legge più Esopo ma Roberto Saviano, verrebbe oggi identificata nel contadino che, vedendo una povera serpe ridotta a mal partito, impietositosi, la prende e la porta a casa per curarla. Non appena la serpe recupera un po’ di vigore, morde il contadino e lo ammazza.
Favola dopo favola, il lettore si ritrova iscritto senza accorgersene ad una formidabile scuola di realismo che, a patto di non volerla abbandonare, brutalizza le narrazioni contemporanee nelle quali è immerso.




Per quanti sforzi faccia, l’uomo non è diverso dagli altri animali. Se la storia dell’umanità, variegata quanto si vuole, ricca di avvenimenti, di cambiamenti culturali, di epopee storiche che spesso sono durate millenni, ha avuto come unica costante quella di farsi la guerra, di tentare di sottomettere interi popoli, di depredare il più debole rapinando le sue ricchezze, è il chiaro segnale che questa è la vera natura umana e dunque illudersi dell’esistenza di un’umanità diversa – sino allo sciocco slogan del povero Arrigoni “restiamo umani” – è da ingenui.
E’ dunque da sciocchi, oltre che antistorico, proporre la narrazione – peraltro ben presente anche in Gomorra – degli africani vittime delle mafie e delle camorre, dal momento che Napoli, tanto per dire, da tempo non è più nelle mani di boss locali ma del clan dei nigeriani.
I paesi europei, rimbambiti da una propaganda autocolpevolistica, soffrono, da decenni, di un complesso di colpa nei confronti dei popoli africani. Si tratta naturalmente di una finzione riservata ad una plebe rimbambita perchè ai livelli più alti della geopolitica a nessuno interessa nulla dei poveri bimbi del terzo mondo. L’unico obiettivo è ridurre l’influenza dei paesi europei nei confronti del continente africano instillando nel popolo bue il senso di colpa, mentre nel continente nero il posto che fu un tempo dei paesi europei, viene diviso tra cinesi e americani.
Ma il vero equivoco è quello di credere che le serpi, una volta rifocillate, dimentichino la propria natura e non ammazzino il contadino benefico che le salverà.
Sorvolando capitoli della storia odierna su cui si potrebbero scrivere libri come ad esempio i massacri ai danni di cristiani e di bianchi che avvengono OGGI in certi paesi africani oppure gli odi etnici che dividono etnie del continente nero da millenni, qualcuno ha scritto che i popoli africani hanno i loro motivi per avercela con quelli europei per via del colonialismo. Ma se questo può essere fattualmente vero – il colonialismo è un dato storico – è anche vero che nulla ci garantisce che se non vi fosse stato, noi non avremmo rischiato di essere ugualmente aggrediti. E proprio il fatto che i popoli europei abbiano sottomesso in passato il cosiddetto terzo mondo è il chiaro segnale che certe caratteristiche sono iscritte nel DNA umano. Dunque la tesi della “vendetta del nero buono ai danni del bianco cattivo” da compensare pertanto con il perdonismo di fronte ad ogni crimine commesso dalle minoranze, semplicemente non sta in piedi. A meno che non si voglia perorare, attraverso un antirazzismo puramente cosmetico, un razzismo antibianchista, che si esprime attraverso il perseguimento del meticciato e del multiculturalismo.

Esopo irrise sapidamente questo pregiudizio proprio con la favola del contadino e della serpe intirizzita. Ci raccontò che se la natura di un popolo è quella di aggredire il suo benefattore, è da sciocchi favorire la formazione di gruppi allogeni nel proprio territorio. I bianchi hanno sottomesso i neri solo perchè questa è la natura umana. I neri oggi vogliono sottomettere i bianchi per la medesima ragione. E si applica a qualsiasi gruppo etnico, religioso, economico e, in definitiva, umano.
Ma, come al solito, è tutta questione di letture. Ai bambini di ieri si regalavano le favole di Esopo.
Ai bambini di oggi si regalano quelle di Roberto Saviano.




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  • Pennichella
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