1. C'è qualcosa di ribelle
    In questo mio abbandonarmi sul letto
    A osservare le immagini di una mente che galoppa
    Su una volontà pigra
    Su di un corpo svogliato che s'arrende
    All'ozio delle idee
    E s'interroga l'anima
    Dai piedini sfuggenti e graziosi

    Corre via per schernire
    La mia scarsa attitudine atletica
    Ha pazienza soltanto
    Quando prova pietà
    per la mia indolenza
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  2. Blanca è un cuore vuoto
    Ricolmo del Signore
    Ha lo sguardo di Maria
    Rivolto sempre al cielo
    Di Marta le mani sante
    Infaticabili suorine che si affrettano a curare
    Il giardino di delizie

    Blanca spazza il portico della casa padronale
    Attende con fiducia che arrivi il suo signore
    Non ha messo da parte nemmeno un ninnolino
    Di quelli che ricordano l'infanzia ormai passata
    Lei dorme in un giaciglio di paglia
    Non osa pronunciare "io voglio"
    Neanche per errore
    Blanca parla da sempre la voce del Creatore

    E se tu chiederai Non tieni proprio a niente?
    Lei ti sorriderà come chi la sa lunga
    A tutto - soavemente
    A tutto men che a me
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    • Love
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  3. La mia anima è una popolana di De Blaas
    Che pulisce i vetri di una villa signorile
    Il signore è un mistero oscuro
    Forse un principe o un vampiro
    Lei lo guarda da lontano
    Tra uno straccio e il vetro opaco
    Ne segue le movenze
    Ombre raffinate e agili
    Ne ha imparato il passo svelto
    Ma alla sera lei indovina
    Il suo passo un po' placato
    Lui si ferma e ove la mira
    Lei trattiene appena il fiato
    Si nasconde in faccende
    A cui presta l'attenzione
    Quella giusta che le serve
    Per da lui farsi notare
    Non si guardano con gli occhi
    Si conoscono da dentro
    Sempre anelano l'un l'altro
    Di sapersi da vicino

    Tu pulisci più che puoi
    Mia fanciulla delicata
    Il signore ti vedrà
    Quando è linda la vetrata.
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  4. Ti ricordi il bacio inedito che scambiammo alla stazione?
    Speleologi di labbra in ricerca di un sapore
    Il nostro

    Quello che ci ritroviamo a ogni incontro fugace
    Incastrato in una quotidianità che non ci appartiene
    Ci appartiamo nella bolla dell'Olimpo degli innamorati
    Con la certezza delle ore rubate al giorno
    Rubate alla distanza chilometrica delle mani
    Le nostre

    E il sapore della torta al cioccolato a colazione
    Quello della parigina poco prima della luna
    Lei che, piena, rende pazzi l'un dell'altro
    Fa dimenticare il tempo
    Troppo veloce per far parte dell'eternità
    La nostra

    M'annidavo nel solco tra la spalla e il collo
    Muschio e sale si confondono nel respiro della tua pelle
    T'ho rubato una maglietta come pegno del mio amore
    Tu m'hai affidato il cuore
    L'ho riposto in uno scrigno
    Il nostro

    Io scandisco ogni secondo prima di rifar l'amore
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  5. Un canto

    Una gabbia dorata
    E un profilo frammentato d'usignolo

    Ma no
    Una voce di donna!
    La vedevo senza gli occhi
    Buoni solo a guardare ciò ch'è evidente
    Lei era nuda lo sapevo
    D'una morbida bianchezza virginale
    Senza esser tuttavia meno amata
    Il suo amante la poteva guardare
    E ispirarsi al suo canto celestiale
    Per raggiungere le altezze sconosciute
    Attraverso quelle armoniche carezze

    Io ascoltavo il suo pallido cantare
    Lontano e ovattato
    Il suo invito a partire al concerto
    Mitigato da distanza siderale
    Ma le stelle le contengo nel costato
    Non per molto dovrà ancora aspettare
    Fino al giorno che il suo canto e il mio fiato
    Sì potranno finalmente accordare
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  6. A te sono giunta
    Con un cesto colmo di petali secchi
    Di rosa socchiusa in grembo
    A te sono giunta
    Come donna incinta da nove vite
    Da ragazza son giunta
    Con un cesto di bacche infantili
    Che cullavo come serpi in seno
    Tu mi hai tratto dal gorgo
    Di parole furenti
    Dal giudizio implacabile stretto
    Tra i denti
    Così giunsi al tuo petto
    Come bimba piangente
    Come morta di fame
    Picchia al vecchio convento
    Sono giunta e mi hai accolto
    Coi tuoi occhi di padre
    Qui son giunta e mi hai aperto
    Il mistero soave
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  7. Con te ci vuol pazienza
    E un po' di latte caldo
    La calda tenerezza
    Dell'istinto materno

    Ci vuole la lentezza
    del calmo tamarindo
    L'attesa del Natale
    Vissuta da un bambino
    Ogni giorno è un tesoro
    Di luci colorate
    Ti sento più vicino
    Già scorgo la tua estate

    E se tu lo vorrai
    Andremo al mare insieme
    Così mi insegnerai
    A dispiegar le vele
    Io poi ti insegnerò
    Come si guarda il sole
    A leggere le nubi...

    Sembrano minacciose
    Ma solo se le temi
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  8. Alla morte e ai tormenti
    Al volere del fato
    All'amore d'un dio generoso
    Io mi espongo
    Non ascolto i lamenti
    Di colui che mi ha amato
    Egli resterà sempre mio sposo
    Il mio Admeto

    Ho scambiato i miei fili
    Intessuti dalla Parche
    Non ancor divenuti sottili
    Le mie membra ancor fresche
    L'acuto ingegno
    Lo sguardo vispo
    Per far fede all'impegno
    Di edera e issopo

    Non conosco vergogna nell'amare all'estremo
    Nel pensare ancor meno al bene di sé
    L'eroismo di questo sacrificio supremo
    È di donna, di moglie, di chi più non potè
    Pronunciare Ti amo in modo blasfemo

    Quindi giungi sferzante
    Scure auriga del dio della Morte
    Io mi staglio sul campo
    Come bianco stelo di giunco
    Io mi immolo da ardita
    Non tardare! Rapisci la vita
    Di chi Amore si rende
    Così mano di morte l'Amato non prende.
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  9. Ho sentito la Maestra parlare
    E il mio cuore ha iniziato a battere
    La paura è un istinto animale
    Proprio noi non possiamo cedere

    La paura non arriva dal cuore
    È la mente a portarci a credere
    Che gli anelli delle nostre catene
    Ci costringano entro una prigione

    Ma l'Amore richiede apertura
    Una fede assoluta nel salto
    Che spicchiamo oltre la nostra paura
    Per raggiungere l'amore dell'altro.
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  10. Ho teso la mia mano alla bestia ferita
    Cosicché lei mi ha morso perché non l'ha capita
    Carezza non conosce chi alle botte è avvezza
    Così l'anima langue di fronte all'incertezza
    D'una fiducia flebile donata con cautela
    O d'un attacco cieco sferrato per prudenza
    Ma la ferita è breve e il sangue scorre appena
    Io non ritiro affatto la mia mano piena
    La bestia mi minaccia
    Soffia, ruggisce e scaccia
    Con versi e gran zampate
    Le mie mani solcate
    Da cicatrici antiche
    Ferite familiari
    A chi fa come me
    Si morde ancor le mani

    Ma tu non puoi saperlo
    Mio cucciolo selvaggio
    Che io ti sono amica
    Come te, son ferita
    È un male assai comune
    Non esser stati amati
    Dar così per scontato
    Di esser emarginati
    Non credi alle carezze, ai baci e ai caldi abbracci
    Pensi che siano inganni, intrighi per ragazzi
    Appena ti accarezzo ti chiedi come mai
    Se un mio bacio è sincero, tu questo non lo sai
    Tu vivi i bei momenti
    E poi te li racconti
    Chiedendoti se è vero
    Che siano così belli
    Io ti sorrido e vedo
    Tra i morbidi capelli
    Formarsi un sol pensiero
    Sarà poi tutto vero?

    La mente allora corre
    Si incarta su stessa
    Lo spirito demorde
    Pensa: non è la stessa
    Ma solo il cuore vive
    La verità d'amore
    La sua luce s'irradia
    Su un unico volere
    Quello di chi si ama
    E chi sa farsi amare.
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  11. M'hai chiesto Tu mi ami?
    Con tono disperato
    Volevi i giuramenti
    D'un animo devoto
    Ma io non so rispondere
    A chi si fa ridicolo
    Così ho fatto silenzio

    E dopo t'ho baciato.
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  12. Bianco profilo
    Di nuvole nere
    È la luna!​
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  13. In che luogo risiede il poeta?
    Dove ha da posare il capo?
    Io l'ho visto nei pressi di Andromeda
    A cercare, ramingo, la porta
    Della nobile casa di Omero
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  14. Marciavi tra le fiamme dell'inferno
    Avanzando quieto su rovine morenti
    Riuscivi a scorgere l'eterno
    Conoscevi la via delle sfere celesti
    Ove il cielo è fecondo dell'Amore dei santi

    Ma pur io ti conoscevo
    Anche se imperfettamente
    E anche tu mi conoscevi
    Stando in me costantemente
    Tu riposi nell'incontro tra lo specchio e il mio guardare
    Rimirandomi sorridi
    Ora è dove puoi restare

    Madre nata da quel padre che ci ha battezzati figli
    Incontaminata Fede
    Rosa mistica tra i gigli
    Al tuo grembo egli riposa
    Bimbo antico in nuova sede
    Al tuo cuore che sussurra
    Infinito di sapere
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  15. Vorrei che m'invitassi
    In quel luogo celato
    Tra cielo e terra nato
    Radura d'aurei sassi
    Invitami a cercare
    Oh amore sconosciuto
    La mia pietra angolare
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  16. Tra l'Alfa e l'Omega il principio
    Del mio canto di mestizia
    Foggiate in braci rubre le ali aperte
    Per sempre d'immutabile mancipio
    Colei che alla fine inizia
    Nel fuoco di un calore palpitante

    Giaccio e sorgo in cenere nigra
    Le mie vestigia opera d'Eterno
    Lo spirto di mia stirpe non trasmigra
    Là dove l'acque prendon nome Averno

    Se vuoi saper da dove io deriva
    Nel mezzo del deserto devi andare
    Fin dove il tuo occhio non arriva
    Là dove c'è la ruota temporale
    Così che tu vedrai la causa viva
    Del suo inesorabile girare

    Io sono un sol che muore nella luna
    La luna inghiotto nel mio bel morire
    È simile alla mia la tua fortuna
    Se ti fai luna e sol nell'apparire

    Ma poiché tu sei uomo e non fenice
    Stai bene attento al gioco della ruota
    È nata dallo scherzo di un fanciullo
    Ch'è in cielo non ha sesso ed è divino
    Non indugiar nel triste e nel felice
    Ma rendi il tuo mistero cosa nota
    La verità non ha aspetto fasullo
    E il dio si cela spesso nel bambino.
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  17. Un giro in piazza
    Tra me e la folla
    Il respiro
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  18. Il mio bimbo è un peso per la mia carriera
    Il mio bimbo piange nei supermercati
    Il mio bimbo non vi fa dormir la sera
    E ingrossa la fila dei disoccupati

    Pare sia un flagello per la Madre Terra
    Non ha riguardi per la sua salute
    Consuma cibo soldi acqua e luce
    Senza provare alcun rimorso

    Il mio bimbo non ha ancora corso
    Per me è un mistero la sua voce
    Ma le sue ore sono già intessute
    Del filo insanguinato della guerra

    Ma il mio bimbo sarà cavaliere
    Leggerò Parsifal tutte le sere
    Di oro e acciaio forgerò il suo cuore

    Coraggio e Forza gli faran sigillo
    Per chiave Amore
    E nome Figlio.
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  19. Amore foriero
    Di cotal splendore

    Così pensai rimirando
    Il celeste spettacolo dei tuoi occhi
    Arcuata e tesa
    Nervosa, a lungo bramata
    Dal desiderio implacabile dei tocchi
    Esperti, da parole messe al bando
    Dalle labbra imbiancate
    Di frigide puttane

    Amore è porte spalancate
    Alle notti di luna
    Amor fruscio di sottane
    Che mi hai regalato
    Amor portafortuna
    In un anno disgraziato

    Amore foriero
    Di cotal splendore

    Così gustai il momento supremo
    Della nostra unione
    Di baci e saliva guizzante
    Morsi rappresi sulla carotide
    Stupido e scemo
    Detti a ragione
    In una stanza al profumo di glicine
    Quando, con bocca d'ambrosia stillante
    Mi sussurrasti prendi il mio nome.
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  20. Siedo dunque nella mia casa, raccolta nella stanza più profonda. Questa casa ha tante stanze quante ne ha il mio cuore e ognuna si apre e chiude a seconda del mio amore. Siedo dunque in questa stanza e osservo l'orizzonte cielo e terra, in quel punto in cui si incontrano e si scambiano ciò che passa.
    Il mio sguardo è azzurro e limpido, con pupille di umida terra: puoi scavare e trovi pietre, di smeraldo e di zaffiro, di rubino e di diamante.
    Ma la perla che tu brami non la trovi in questa stanza. Non la puoi vedere, non la puoi toccare, essa è altro da ciò che immagini, non ha luogo in cui posarsi, non ha luogo in cui giacere.
    Io lo osservo, l'orizzonte di sangue, che fa strada al buio occidentale, che confonde le forme umane. Da esso emerge l'esercito della morte, superbo nella furia omicida, tracotante nel suo vano passo.
    Ma il signore della morte non sa che sta svanendo nel profilo delle dune, non vede i suoi soldati disfarsi in vento caldo.
    Egli non sa che io l'osservo dalla stanza del mio cuore, in cui splende, a farmi luce, il bagliore perlaceo della pietra occulta.
    Di Più…
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